
57° Giro dei Tre Monti, Imola 2026: la mia gara in 1h03'36"
In breve
Il 57° Giro dei Tre Monti si corre a Imola la prima domenica di ottobre: 15,3 km su asfalto, partenza e arrivo dentro l'autodromo, due salite vere nella prima metà e una lunga discesa nella seconda.
Io ci sono arrivato stanco, e nonostante questo la salita è andata meglio di quanto temessi. Nel finale la sensazione è stata di aver tenuto, ma senza il cambio di ritmo che cercavo. I parziali aiutano a rileggere la gara; non spiegano da soli perché sia andata così.
Il risultato: 1h03'36" sul chip, 81° assoluto su 558 arrivati, quarto di categoria E.
Com'è il percorso
Si parte dentro l'autodromo, dalla corsia box, e già la partenza non è piana: si va subito leggermente su. Poi arriva il primo strappo, che diventa la prima salita — per me la più impegnativa delle due — e dopo un tratto di respiro la seconda. Da lì in avanti, dagli 8 km circa, è quasi tutta discesa fino al traguardo.
«Quasi» è la parola giusta: la discesa non è lineare. Ci sono falsi piani e qualche strappetto che ti spezzano il ritmo proprio quando hai preso il passo.
Il mio orologio ha registrato 274 metri di dislivello positivo in poco più di 15 km, con quasi altrettanti in negativo. È un percorso che va corso con la testa.
Come ci arrivavo
Male, o almeno così pensavo.
La domenica prima avevo corso la Marcia Longa sul Rubicone, 14 km anche quelli collinari ma su sterrato, con parecchio caldo. Poi in settimana un piramidale con un fondo medio, e il venerdì 10 ripetute da 400 metri. Non esattamente la settimana di scarico di chi punta a un risultato.
L'anno scorso su questo stesso percorso avevo chiuso in circa un'ora e dieci, con le ASICS Superblast 2. L'obiettivo di quest'anno era semplicemente fare meno.
A colazione latte, fiocchi d'avena, pane e marmellata; la sera prima spaghetti con le zucchine e un po' di orzo. Carboidrati senza complicazioni.

Alla partenza
Circa 15 gradi, sole e una leggera brezza mattutina: abbastanza ventilato. All'arrivo eravamo intorno ai 19. Per una podistica è una temperatura quasi ideale.
Sono partito in canotta e pantaloncini corti, senza niente sotto, niente fascia e niente guanti. L'anno scorso mi ricordo di essere partito coperto e di essermi tolto tutto strada facendo: dopo un'estate passata a soffrire il caldo, quest'anno ho preferito partire con un po' di freddo addosso.
Un gel (SuperDextrin Boost con caffeina) venti minuti prima del via, un secondo subito dopo lo scollinamento. Ai ristori ho bevuto una volta sola, mezzo bicchiere d'acqua, qualche chilometro dopo la cima.
La gara, raccontata dai parziali
Fra i sedici parziali dell'orologio, questi aiutano a seguire i passaggi principali della gara. Sono chilometri e tratti registrati da me, non segmenti ufficiali.
| km | passo (/km) | FC (bpm) | |
|---|---|---|---|
| Partenza controllata | 1° | 4'10" | 126 |
| Prima salita | 5° | 5'22" | 153 |
| Seconda salita | 8° | 5'14" | 157 |
| Scollinamento | 9° | 3'34" | 156 |
| I più veloci | 12°–13° | 3'38" – 3'39" | 157-158 |
| Finale | 15° + ultimi 260 m | 3'48" – 3'47" | 161-165 |
La salita l'ho gestita come volevo. Il piano era non partire forte, per non pagarlo dopo. Il primo chilometro è passato in 4'10" con 126 battiti. Mi sentivo controllato, ma non sono quei battiti, da soli, a dimostrare di aver dosato bene la partenza.
E nonostante la settimana, in salita sono andato meglio di quanto temessi. Qualche posizione l'ho pure guadagnata.
La discesa l'ho corsa trattenendomi. In certi punti è ripida davvero, e lasciarsi andare completamente significava rischiare di andare fuori giri. In più ero stanco. Il risultato è che non è stata una discesa brillante: buona, non brillante.
Il finale: il cambio che non ho trovato
Ho chiuso il 15° chilometro in 3'48" e gli ultimi 260 metri a 3'47" di passo. Al traguardo mi è rimasta soprattutto questa sensazione: non un crollo, ma neppure l'accelerazione che avrei voluto.
Nei chilometri più rapidi ero sceso fra 3'34" e 3'39", ma non sono tratti intercambiabili: cambiano pendenza e andamento della strada. Anche essere più veloce della media di gara dice poco sul finale, perché quella media comprende le due salite. I numeri mostrano i ritmi che ho corso; il cambio mancato resta prima di tutto una mia percezione, non una conclusione dimostrata dal confronto fra quei parziali.
La mia ipotesi è che mi manchino i fondi lenti e lunghi. Di minuti ne corro — quasi tutte le domeniche faccio una gara, e stanno fra l'ora e l'ora e mezza — ma sono tutti forti: è da un po' che non metto insieme un'uscita lunga e tranquilla. Resta un'ipotesi mia, ricavata da una gara sola, e una gara sola non dimostra niente. Ne parlerò con il coach.
Le metriche di corsa, salita contro discesa
L'orologio registra anche cadenza, tempo di contatto al suolo, oscillazione verticale e lunghezza del passo. Le medie di gara — 190 passi al minuto, 219 ms di contatto, 9 cm di oscillazione, 1,26 m di passo — mettono insieme tratti molto diversi. Per questo è più interessante affiancare alcuni chilometri in salita e in discesa, senza trattarli come due prove nelle stesse condizioni.
| Salita (5° e 8° km) | Discesa (9°, 12°, 13°) | |
|---|---|---|
| Cadenza | 182 passi/min | 194 passi/min |
| Tempo di contatto | 238 ms | 206 ms |
| Oscillazione verticale | 8,5 cm | 9,5 cm |
| Rapporto verticale | 8,05% | 6,40% |
| Lunghezza del passo | 1,03 m | 1,43 m |
Nei tratti selezionati il passo in discesa è circa il 38% più lungo, il piede sta a terra 32 millisecondi in meno e la cadenza sale di dodici passi al minuto. In salita il rapporto verticale è più alto: 8,05% contro 6,40%. È una differenza registrata, non un voto peggiore alla mia tecnica: qui cambiano sia la pendenza sia la velocità, e questi numeri da soli non misurano il costo energetico.
La cadenza nell'ultimo chilometro arriva a 200 passi al minuto, la più alta della gara. È un dettaglio interessante accanto alla sensazione di non aver trovato il cambio, ma non basta per dire che cosa mancasse: questi dati non misurano la spinta.
La frequenza durante la gara
La mia frequenza massima è 171 battiti e le zone del mio orologio sono calcolate in percentuale su quella: la zona 5 comincia al 90%, cioè a 154. La soglia impostata nel dispositivo è 155.
In gara la media è stata 152 battiti, con un picco di 168, e ho trascorso trentotto minuti — circa il 60% — sopra i 154.
Sono dati di questa corsa, non un'indicazione su quanto si debba stare alla soglia o oltre. Per rileggere lo sforzo li affianco al percorso, alle sensazioni e alla settimana carica con cui sono arrivato, senza far dipendere il giudizio da una zona.
Le scarpe
Ho corso con le ASICS Metaspeed Edge Tokyo, misura 46 EU, comprate sul sito ASICS: 270 euro di listino, pagate 230 grazie allo sconto del 15% del programma OneASICS (livello 2). Le ho comprate io, nessuna fornitura.
Era un esperimento: volevo capire come mi sarei trovato con queste scarpe su un percorso collinare, soprattutto in discesa.
In salita sono andate bene. In discesa il giudizio è più sfumato, ma il limite non credo sia stato la scarpa: era la pendenza, ed ero stanco. Diciamo che non le ho sfruttate al massimo.
Il dubbio che mi resta riguarda l'usura: sono scarpe care e mi preoccupa consumarle sui collinari. È una preoccupazione per la durata, non un consumo maggiore dimostrato da questa uscita. Probabilmente le terrò per le gare che contano — una mezza, una 10 km — invece che per i collinari.
Una nota sulla calzata, perché spesso se ne parla poco: le mie Megablast sono un 46,5, mezzo numero più delle Metaspeed, che in 46 mi calzano giuste.
Il risultato
| Tempo ufficiale | 1h03'42" (sparo) · 1h03'36" (chip) |
| Posizione | 81° assoluto su 558 arrivati |
| Categoria | E — 4° di categoria |
| Pettorale | 307 |
| Distanza e dislivello | 15,26 km, +274 m (dato dell'orologio) |
| Passo medio | 4'10"/km |
| FC media | 152 |
Il vincitore ha chiuso in 50'39": tredici minuti davanti a me. La classifica completa è su ENDU.
Rispetto all'ora e dieci dell'anno scorso sono poco più di sei minuti meglio: circa venticinque secondi al chilometro, sullo stesso percorso e nella stessa stagione. Il miglioramento del tempo c'è. Non significa che preparazione e condizioni delle due edizioni fossero identiche.
Però sono anche sincero: mi aspettavo di più. Da questa gara, un anno fa, è cominciato un periodo in cui sono migliorato in modo costante fino alla mezza di Lugo di maggio, chiusa in 1h26'. Da maggio in poi, invece, mi sembra di essermi fermato — ed è quello, non il confronto con l'anno scorso, il motivo per cui esco da questa gara insoddisfatto.
Attenzione però a come si fa quel confronto. A Lugo ho girato a 4'05"/km su un percorso tutto pianeggiante; qui a 4'10" con 274 metri di dislivello positivo registrato. Non basta accostare i due passi per dire che sono andato peggio: distanze e percorsi sono diversi. Il confronto con la Tre Monti dell'anno scorso è più pertinente, pur con i suoi limiti.
Può essere l'estate calda alle spalle, può essere la settimana carica, può essere che i miglioramenti non arrivino in linea retta. Lo saprò guardando le prossime, non questa.
Dopo la gara l'orologio ha aggiornato la stima della soglia anaerobica a 155 battiti e 3'55" al chilometro, dal precedente 3'52". Nel mio storico ci sono anche due test da 30 minuti: li affianco per avere presenti i riferimenti, non come misure equivalenti alla stima del dispositivo.
| Riferimento di passo | Origine | |
|---|---|---|
| 26 aprile | 3'53"/km | test da 30 minuti, 7,72 km, FC media 150, 473 W |
| 14 giugno | 3'54"/km | test da 30 minuti, 468 W, con frequenza più bassa |
| 4 ottobre | 3'55"/km | stima dell'orologio dopo questa gara, 155 bpm |
Fra il test di aprile e la stima di ottobre ci sono due secondi al chilometro, ma vengono da prove e metodi diversi: un test fatto apposta e una stima che il dispositivo ricava da una gara non sono la stessa misura, e la loro vicinanza non dimostra nulla in nessuna direzione.
L'unico confronto alla pari in questa tabella è fra aprile e giugno, stesso protocollo a distanza di sette settimane: un secondo al chilometro di differenza, con una frequenza media più bassa a giugno. Fin lì, nessun arretramento. Che cosa sia successo da giugno a oggi questi numeri non lo dicono.
La sensazione di uno stallo resta mia, e resta una sensazione.
Cosa mi porto a casa
La prossima gara importante è la mezza di Voltana, il 6 dicembre. Mi porto a casa un tempo migliore dell'anno scorso e una domanda su come arrivare al finale con il cambio che vorrei. Ne parlerò con il coach guardando anche le altre gare e il carico delle settimane, non soltanto questa domenica.
Domenica prossima intanto si torna a correre: l'11 ottobre c'è il 50° Trofeo dell'Uva a San Pancrazio di Russi, con la competitiva da 21,097 km alle 9:40. Una mezza, sette giorni dopo questa. Probabilmente non la correrò a tutta: visto che da un po' non faccio uscite lunghe e tranquille, potrebbe essere l'occasione di farne una invece di un'altra gara tirata. Lo deciderò con il coach.
Se corri la Tre Monti il consiglio che mi sento di darti è uno solo, e vale soprattutto se è la prima volta: non partire forte. Si parte dall'autodromo, c'è gente, c'è adrenalina, e la strada va su quasi subito. Chi si brucia nei primi tre chilometri lo paga per i dodici successivi.
I dati di gara vengono dal mio orologio, un Garmin Forerunner 970 con fascia cardio Garmin HRM 600 (in gara e in allenamento la uso sempre), e dalla classifica ufficiale su ENDU; i parziali sono i miei, non segmenti cronometrati. Il tempo del mio orologio e quello del chip coincidono al secondo. La fotografia di copertina è una rielaborazione grafica, realizzata con l'AI a partire da una mia foto scattata nella corsia box prima della partenza: alcuni dettagli possono essere stati ricostruiti.
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