
ASICS Megablast vs Saucony Endorphin Azura: quale scegliere dopo 490 km
In breve
Se cerchi il miglior rapporto qualità-prezzo, punterei sulla Saucony Endorphin Azura: costa meno, si trova spesso scontata e nei medi e nei fondi aerobici fa il suo lavoro senza problemi.
Se invece puoi spendere qualcosa in più e vuoi una scarpa per spingere nelle sedute di qualità, con ripetute veloci, allora prendi la ASICS Megablast. È anche quella che ricomprerei io per il mio modo di correre: nei miei allenamenti ha coperto molti più ruoli, dai lavori VO2 ai piramidali, dalle gare collinari allo sterrato, fino a una mezza quasi trail.
La Azura non è una cattiva scarpa, ma sotto il piede la percepisco più secca, meno restitutiva e più rumorosa nell'appoggio. Per questo finisco per sceglierla meno spesso.
È l'esperienza di un solo runner. Peso 74-75 kg, sono alto circa 180 cm, corro intorno ai 60 km a settimana e ho una cadenza piuttosto alta. Chi pesa molto più o molto meno di me, oppure corre con una meccanica molto diversa, potrebbe arrivare a conclusioni differenti.
Entrambe le scarpe le ho comprate io, senza nessuna fornitura dei marchi: 240 euro le Megablast e 160 euro le Endorphin Azura.

Chi sono e come le ho provate
Ho 52 anni, corro soprattutto 10 km e mezze maratone e mi alleno cinque-sei volte a settimana. Per darti un metro con cui leggere tutti i ritmi che trovi qui sotto: i miei primati di quest'anno sono 39'20" sui 10 km e 1h26'00" sulla mezza. Nei tratti veloci la mia cadenza arriva spesso vicino ai 195-200 passi al minuto.
Corro da poco più di due anni, anche se in passato ho fatto atletica leggera per qualche anno.
Come appoggio il piede. Tocco terra con il tallone sul lato esterno, poi il piede ruota verso l'interno mentre avanza, fino a staccare di avampiede sul lato interno. Le suole lo confermano, e più avanti te le mostro da vicino. A ritmi più intensi tendo ad appoggiare di più il mesopiede, sempre che non sia troppo stanco. Tienilo presente leggendo la parte sull'usura: chi appoggia in modo diverso consumerà le suole in punti diversi.
Al momento delle foto le Megablast hanno 320 km, le Azura 170 km.
Calzata e taglia
Le taglie che uso non sono uguali:
- Saucony Endorphin Azura: 46 EU, e mi vestono giuste.
- ASICS Megablast: 46,5 EU, e mi stanno leggermente grandi.
Ho preso mezza misura in più sulle Megablast perché l'anno scorso usavo le ASICS Superblast 2 in 46 e mi stavano forse un pelo troppo giuste. Con le Megablast quel ricordo mi ha portato fuori strada: la mia taglia giusta, probabilmente, è la stessa 46 delle Azura.
Se hai già un numero che ti calza bene in Saucony, con le Megablast partirei dallo stesso e le proverei, invece di aggiungere mezza misura a scatola chiusa come ho fatto io.
Il mio piede più lungo misura 29 cm, e questo spiega i numeri alti. Porto con me anche un'abitudine del piede che non dipende dalla scarpa: mi viene l'unghia nera al secondo dito, a destra come a sinistra, perché il secondo è il mio dito più lungo. Mi succede con qualunque modello, quindi non lo metto a carico di nessuna delle due: se anche a te capita, guarda lo spazio in punta più che il numero sulla scatola.
Quanto pesano
Le ho pesate con la bilancia da cucina, una scarpa alla volta, così come le uso.


Megablast 260 g, Azura 270 g. Dieci grammi di differenza, che correndo non ho mai sentito — e che però vanno letti sapendo che la Megablast è mezza misura più grande: a parità di numero il distacco sarebbe un po' più largo.
Il punto per chi compra è un altro: con 45 mm di intersuola sotto il tallone, 260 grammi sono pochi, e anche i 270 delle Azura non sono affatto tanti. Nessuna delle due dà la sensazione di portarsi dietro la scarpa.
Per avere un metro di paragone ho messo sulla bilancia una terza scarpa mia, la Hoka Mach X3 (46,5 EU, 190 euro, 340 km):

311 grammi: cinquantuno più della Megablast. Quella differenza lì si sente.
La Mach X3 tornerà un paio di volte più avanti, sempre come termine di confronto — stessi piedi, stesse strade, stesso periodo. Non è una recensione della Hoka.
C'è poi un numero che nei confronti non si trova quasi mai: quanto pesa la stessa scarpa in una misura da donna. Le prove che leggi in giro pesano quasi sempre una 42 o una US 9 da uomo, e chi calza un 38 deve immaginarsi il resto. Le Megablast di mia moglie, 38 EU, sulla stessa bilancia:

194 grammi, sessantasei meno delle mie. È la stessa scarpa: cambia solo il numero. Se porti una misura piccola, aspettati un peso parecchio più basso di quello che trovi dichiarato nelle recensioni.
Tomaia e lacci
La tomaia delle Megablast è molto più sottile: strato singolo, e in controluce si vedono le dita attraverso il tessuto.

Quella delle Azura è più consistente, a maglia più fitta e con i rinforzi del logo.

Sulla traspirazione, però, non saprei dire quale vince: d'estate finisco l'allenamento con i piedi bagnati con tutte e due, e succederebbe con qualunque scarpa. Posso dire che con nessuna delle due ho mai sentito il piede «bollire», anche con caldo forte. E il contenimento che temevo di perdere con un tessuto così sottile non è mancato: in curva la Megablast tiene il piede.
Un dettaglio che noto volentieri sulle ASICS sono i lacci dentellati, con il bordo a onde: una volta annodati stanno fermi. Non è un difetto delle Azura, che a me non si sono mai slacciate, ma è una di quelle cose in meno a cui pensare in gara.
Il rocker: non vedo differenze evidenti
Il rocker è la curvatura della suola: appoggiata su un piano, la scarpa tocca in mezzo e tiene la punta sollevata. Serve a farti «rotolare» in avanti invece di dover flettere il piede.



Le ho appoggiate tutte e tre sullo stesso ripiano. Non vedo differenze evidenti: tutte e tre sollevano la punta in modo simile, e il punto in cui la suola lascia il piano cade più o meno sotto l'avampiede. Non chiedere troppo a queste foto: non sono scattate alla stessa distanza né con lo stesso angolo, quindi valgono come colpo d'occhio, non come misura in millimetri.
Grip
Qui la differenza c'è, ed è la prima volta che la Megablast mi sorprende in una cosa che non mi aspettavo da una gomma così sottile: tiene bene anche sull'asfalto bagnato. Sulle Azura il grip è meno: non le ho mai sentite scivolare, ma sul bagnato mi fido meno.
Stabilità, e perché per me conta più della media
Le Azura mi sembrano un filo più stabili delle Megablast. La Mach X3 è la più stabile delle tre — eppure, dovendo scegliere per un medio, prendo le Azura e non la Hoka.
Per me questo non è un dettaglio da recensione. Nel 2013 sono stato operato alla caviglia destra, che da allora è più debole: tengo il piede destro a terra un po' più a lungo del sinistro, e se una scarpa balla troppo la caviglia comincia a darmi fastidio. Per questo guardo la stabilità più di quanto farebbe un altro runner. Se le tue caviglie stanno bene, questo paragrafo vale poco per te; se hai avuto problemi, è probabilmente il primo che dovresti leggere.
Lenti: qui non ho un confronto pulito
Non ho due fondi lenti equivalenti, stesso periodo e stesso percorso, uno con Megablast e uno con Azura. Quindi non posso sostenere seriamente che una delle due mi faccia correre il lento più velocemente a parità di frequenza cardiaca.
Posso riportare la sensazione.
La Megablast mi è risultata più protettiva e allo stesso tempo più viva. Non devo correre forte perché abbia senso ai piedi.
Con la Azura ho invece annotato più volte una sensazione più asciutta e dura, con un appoggio che a volte percepisco quasi "slapping", più rumoroso. Non significa che ammortizzi poco in assoluto: significa che sul mio gesto la transizione mi risulta meno naturale.
Per un runner che ama una risposta più secca e diretta, questa caratteristica potrebbe non essere un difetto.
Fondo aerobico e medio: la Azura è regolare, ma non mi entusiasma
Con le Azura ho due medi utili: il 23 luglio, nei 40 minuti centrali di un 20'+40', 4:22/km con 134 bpm e 230 ms di contatto a terra; il 17 settembre, in un blocco da 30 minuti, 4:29/km sempre con 134 bpm. Sono sedute diverse e non si sovrappongono, ma raccontano una scarpa che sul medio fa il suo lavoro: ritmo e cadenza li tengo con un costo cardiaco controllato. Il punto è che non ci sento un vantaggio.
Con le Megablast i numeri sono migliori — 9 km a 4:12/km con 135-136 bpm il 30 agosto, gli ultimi 10 minuti di un progressivo a 4:18/km con 136 bpm il 18 settembre — ma erano un variato e un progressivo, non medi continui: trasformare quei dieci secondi al chilometro in un merito della scarpa sarebbe scorretto.
Nei medi funzionano entrambe; io preferisco la sensazione della Megablast, ma i numeri da soli non dimostrano che sia più efficiente.
Nei lavori veloci la Megablast mi ha convinto molto di più
Qui ho molta più esperienza, e tutta con le Megablast: il 10×1' del 21 luglio a 3:28/km di media sui minuti veloci, con 194 ms di contatto; un 8×600 m a 3:48/km; il piramidale del 31 luglio a 3:50,5/km sui 15 minuti validi, con la tecnica che nella seconda metà migliorava invece di peggiorare; cinque blocchi da sei minuti il 16 settembre, da 4:09 a 4:03/km mentre il contatto a terra scendeva da 224 a 213 ms. Sono lavori diversi fra loro: li elenco, non li metto in fila come se fossero la stessa prova.
È questo che cerco in una scarpa veloce: non soltanto il ritmo, ma poter alzare l'intensità tenendo il gesto pulito.
Con le Azura non ho un campione equivalente di 600, piramidali e VO2 da mettere accanto. Quindi non scriverò che "le Azura sono più lente". Posso dire soltanto che, dovendo scegliere la mattina di una seduta veloce, io prendo quasi sempre le Megablast.
Gare e sterrato: la Megablast ha superato prove molto diverse
Con le Megablast ho corso anche lontano dalla strada liscia.
A Tebano ho fatto 8,15 km collinari e misti in 36'12", con circa 238 metri di dislivello positivo.
A Castel San Pietro ho corso 10,34 km in 46'23" su un percorso con molta parte sterrata e ghiaiosa.
Alla Ravenna Park Race ho percorso 21,19 km in 1h40'18", con sterrato, carraie e tratti sabbiosi, in una giornata molto calda.
Non per questo la considero una scarpa da trail: non l'ho provata su pietraie o terreno tecnico. Però nel misto corribile mi ha permesso di passare dalla strada allo sterrato senza sentire il bisogno di cambiare scarpa.
Con le Azura ho corso una non competitiva di 7,94 km su fondo misto. Il passo medio è stato circa 4:19/km e negli ultimi tre chilometri sono riuscito ad avvicinarmi ai 4:00/km, con un tempo di contatto attorno a 212 ms.
Quindi anche la Azura può correre forte sul misto. In quella gara, però, la mia sensazione restava meno fluida rispetto alla Megablast.
C'è poi un possibile confondente: alcune uscite con le Azura coincidono con un periodo in cui avevo un fastidio alla gamba sinistra, e in quelle sedute l'equilibrio fra i tempi di contatto dei due piedi era talvolta più spostato verso destra. Non attribuisco questa differenza alla scarpa, perché non posso separarla dal problema fisico di quel periodo.
Si possono usare in gara?
Le Megablast no, se la gara applica il regolamento di World Athletics. Per le gare su strada la suola non può superare i 40 mm di spessore, e le Megablast ne dichiarano 45 al tallone e 37 all'avampiede. Per le gare che faccio io, poco importa. Se però corri gare competitive con classifica e regolamento federale, tienine conto prima di comprarle.
Le Azura sono dichiarate 40 mm al tallone e 32 all'avampiede, cioè esattamente al limite, e non hanno piastra: sullo spessore e sulla piastra sono quindi in regola. Restare entro il limite però non basta, perché per certe gare il modello deve anche essere nell'elenco ufficiale, e quella conferma non l'ho trovata: se ti servono per una gara omologata, controllalo con lo strumento di verifica di World Athletics prima di presentarti al via.
Lunghi: non c'è ancora un confronto vero
La Megablast ha già fatto con me oltre 100 minuti consecutivi, alla Ravenna Park Race.
Con le Azura, invece, non ho ancora corso niente di simile.
Posso dire che la Megablast ha già superato un test di durata importante, non che batta la Azura sul lungo: mi manca il confronto.
Durata e consumo
Qui le foto sono interessanti, ma ricorda che stiamo confrontando 320 km contro 170 km, non scarpe con lo stesso chilometraggio.

Sulle Megablast, a 320 km, il battistrada nero conserva ancora buona parte delle incisioni. Nelle zone dove l'intersuola è scoperta ci sono sporco, abrasioni superficiali e i normali segni d'uso, ma non vedo un cedimento evidente.
Anche la tomaia è usata e sporca, ma senza rotture.
Le Azura hanno molti meno chilometri.

Gli inserti verdi in gomma conservano ancora il disegno. Le ampie parti di schiuma chiara lasciate scoperte, invece, mostrano già parecchi segni: sono quelle che tengono traccia di ogni appoggio.
Da che parte si consumano
Le foto qui sopra dicono quanta gomma è rimasta, non da che parte se ne va: con le due scarpe affiancate non si capisce quale sia e come sia girata. Queste invece sono della scarpa sinistra, riprese da vicino.

Sull'avampiede la zigrinatura è sparita per una fascia larga sul lato interno, mentre sul bordo opposto il disegno è ancora completo, linea per linea.

Al tallone succede il contrario: la parte lisciata è quella esterna, dov'è il primo contatto con il terreno.
Messi insieme, i due segni raccontano come corro: atterro di tallone sul lato esterno, il piede ruota verso l'interno mentre avanza, e stacco di avampiede sul lato interno. È lo schema più diffuso, non l'unico: se il tuo appoggio è diverso, la suola ti si consumerà altrove e la durata che leggi qui varrà meno per te.

Sulle Azura lo stesso disegno si legge molto meno, e la ragione non è la scarpa: sono 170 km contro 320. Al tallone però il segno c'è, sempre sulla parte più esterna.

Sull'avampiede, invece, non mi sento di dire ancora niente: i tasselli verdi tengono il disegno e la schiuma scoperta è soprattutto sporca. Ne riparlerò quando avranno i chilometri delle altre.
Un metro di paragone: la Hoka a 340 km

Sulla Mach X3, a 340 km, il tassello esterno del tallone è consumato fino alla schiuma: si vede la chiazza grigia dove la gomma rossa non c'è più. È lo stesso punto in cui si consumano le mie ASICS — la conferma che il segno lo lascia il mio appoggio e non il modello — ma a uno stadio molto più avanzato, con appena venti chilometri in più. Le Megablast, da quella parte, hanno ancora gomma.
Non userei queste immagini per promettere "500 km" o "600 km". Posso dire questo: le Megablast hanno già superato i 300 km restando nella mia rotazione anche per i lavori di qualità; le Azura a 170 km non sono da pensionare, ma hanno ancora troppo pochi chilometri per stabilirne la durata finale. Sulle Azura, però, la schiuma scoperta si segna in fretta: è il punto da guardare con il passare dei chilometri.
Il mio obiettivo, con una scarpa, è arrivare almeno a 700-800 km. Con quel metro le Megablast sono poco oltre metà strada e in buona forma; la Hoka, con il tallone già bucato a 340, quei numeri li vedrà solo restando una scarpa da lento.
Cosa non mi è piaciuto
ASICS Megablast
Il primo limite è il prezzo: le ho pagate 240 euro. Per giustificarlo, nel mio caso devono fare davvero tante cose diverse. Finora lo stanno facendo.
Non sono ammesse nelle gare che applicano il regolamento di World Athletics: se corri gare di un certo livello, mettilo in conto prima di comprarle.
Sul misto corribile mi sono trovato bene, ma su fondo molto tecnico continuerei a preferire qualcosa che mi dia più sicurezza laterale. Quindi non trasformerei l'esperienza positiva su argini, ghiaia e trail pianeggiante in un consiglio per il trail tecnico.
Infine la taglia: la mezza misura in più che ho scelto mi sta un po' abbondante. È colpa mia, non della scarpa, ma vale la pena saperlo prima di ordinarle.
Saucony Endorphin Azura
Le ho pagate 160 euro, quindi molto meno, e si trovano spesso anche a meno.
Quello che mi convince meno è il comportamento sotto il piede: le percepisco più secche, meno restitutive e più rumorose. I numeri non dicono che non funzionino, ma questa sensazione mi porta semplicemente a usarle meno.
Ed è un punto importante quando si parla di convenienza: una scarpa economica che resta più spesso nell'armadio può convenire meno di una più cara che uso per quasi tutto.
Per chi sì, per chi no
La Saucony Endorphin Azura ha senso se vuoi spendere meno e ti piace una risposta più asciutta e diretta. È la scelta con il miglior rapporto qualità-prezzo, soprattutto quando la trovi scontata. Io la uso soprattutto per aerobico e medio, meno volentieri per le sedute in cui cerco brillantezza.
La ASICS Megablast è quella che comprerei se puoi spendere di più e cerchi una scarpa molto trasversale, che dia il meglio nelle sedute di qualità e nelle ripetute veloci ma regga anche progressivi, medi, gare non da cronometro e percorsi misti corribili. A patto di non doverla usare in una gara competitiva con regolamento World Athletics.
Per un runner vicino al mio profilo — intorno ai 75 chili, buon volume settimanale, cadenza alta, lavori dal medio al VO2 e qualche gara mista — i miei risultati dovrebbero valere abbastanza. Per runner molto più pesanti o molto più leggeri di me non li trasferirei automaticamente: cambiano la deformazione dell'intersuola, la stabilità percepita e il modo di caricare la scarpa. Lo stesso vale per chi appoggia il piede in modo molto diverso dal mio.
I numeri che contano per me
| ASICS Megablast | Saucony Endorphin Azura | |
|---|---|---|
| Taglia usata | 46,5 EU (leggermente grande) | 46 EU (giusta) |
| Prezzo pagato | 240 € | 160 € |
| Peso, nella mia misura | 260 g (46,5) | 270 g (46) |
| Km attuali | 320 km | 170 km |
| Costo per km già percorso | 0,75 €/km | 0,94 €/km |
| Uso che conosco meglio | qualità, gare, misto | aerobico e medio |
| Sensazione personale | protettiva e reattiva | più secca e rumorosa |
| Grip sull'asfalto bagnato | buono | meno convincente |
| Stabilità percepita | buona | un filo meglio |
| Ammessa in gara (World Athletics) | no, oltre i 40 mm | dichiarata al limite, da verificare |
| Rapporto qualità-prezzo | buono, se la usi per tutto | migliore, spesso scontata |
| La ricomprerei oggi? | sì, per la qualità | sì, per aerobico e medio se scontata |
Il costo per chilometro non è una previsione di durata: è il prezzo che ho pagato diviso per i chilometri già corsi, e continuerà a scendere per entrambe finché le userò.
Per me è forse il dato che riassume meglio il confronto: la Megablast mi è costata di più alla cassa, ma finora mi ha dato più occasioni per sceglierla. Se invece guardi soprattutto al portafoglio e i tuoi allenamenti sono più aerobici che veloci, la Azura è la scelta più sensata.
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